Forbes licenzia Randall Lane per il “regalo” da 6 milioni: ha preso soldi da una società che collabora con la rivista

Randall Lane

Forbes ha costruito la propria fama contando il denaro degli altri. Ora deve spiegare come il suo direttore editoriale sia riuscito a ricevere 6 milioni di dollari da una società che collabora da dieci anni con la rivista. Randall Lane, Chief Content Officer del magazine celebre per le classifiche dei miliardari e dei grandi patrimoni, è stato licenziato dopo la scoperta del pagamento ricevuto da Shook Research.

Lane ha definito quella somma «un regalo» per i consigli forniti alla società nel corso degli anni. Una parola che non diminuisce la portata del caso: la rende ancora più evidente. Sei milioni di dollari non sono un omaggio simbolico, ma un pagamento capace di sollevare domande inevitabili sull’indipendenza di chi dirigeva i contenuti di una delle testate economiche più conosciute al mondo.

L’ex direttore ha riconosciuto la propria responsabilità: «Ho commesso un errore e me ne assumo la responsabilità». Forbes ha reagito con il licenziamento, ma l’allontanamento di Lane non cancella il problema che il caso apre sulla credibilità della rivista.

Forbes e i 6 milioni arrivati dopo la vendita di Shook Research

Shook Research collabora da circa dieci anni con Forbes. Il pagamento a Lane è arrivato dopo che, nell’agosto scorso, la società ha venduto una quota di maggioranza a un fondo di private equity. L’ex direttore sostiene che il denaro abbia ricompensato i consigli offerti nel corso del rapporto.

È proprio questa spiegazione a rendere necessario chiarire la natura della collaborazione. Quali consigli fornì Lane? In quale veste lo fece? Forbes conosceva il rapporto tra il proprio responsabile editoriale e Shook Research? Esisteva un accordo precedente oppure il pagamento venne deciso soltanto al momento della vendita?

Il materiale disponibile non consente di rispondere a queste domande. Permette però di individuare il conflitto che Forbes ha ritenuto abbastanza grave da interrompere il rapporto con il proprio direttore editoriale. Quando un dirigente responsabile dei contenuti riceve una somma tanto elevata da un partner della testata, non basta stabilire se il denaro sia stato chiamato compenso, premio o regalo. Bisogna verificare se i lettori fossero stati messi nelle condizioni di conoscere quel legame.

Il problema non è soltanto il pagamento

L’indipendenza giornalistica non richiede necessariamente che un articolo venga comprato o una classifica manipolata. Il conflitto nasce già quando un interesse economico esterno può condizionare, oppure apparire in grado di condizionare, le decisioni editoriali. Anche l’apparenza conta, perché i lettori non hanno accesso alle riunioni, alle comunicazioni interne e ai criteri con cui vengono selezionati nomi e posizioni.

Nel caso di Forbes, il danno è particolarmente serio. Le classifiche costituiscono uno dei prodotti più riconoscibili del magazine: determinano reputazioni, certificano patrimoni e offrono visibilità internazionale alle persone inserite. Proprio per questo devono apparire impermeabili a rapporti economici non dichiarati tra chi produce l’informazione e chi collabora alla sua realizzazione.

Al momento non emerge dal materiale fornito la prova che Lane abbia alterato una classifica o imposto contenuti favorevoli a qualcuno. Sarebbe scorretto affermarlo. Il fatto accertato resta comunque enorme: il massimo responsabile editoriale ha accettato 6 milioni di dollari da un partner storico della rivista e Forbes, dopo averlo scoperto, lo ha licenziato.

Il licenziamento non chiude il caso Forbes

La decisione di allontanare Lane consente alla rivista di segnare una linea netta, ma non risponde alle domande lasciate dal pagamento. Forbes dovrà chiarire quanto fosse conosciuto il rapporto con Shook Research, se esistessero regole interne capaci di intercettarlo e perché una somma di tali dimensioni sia emersa soltanto dopo essere stata versata.

Resta inoltre da stabilire se la rivista intenda riesaminare i contenuti e le classifiche prodotti durante gli anni della collaborazione. Non perché il pagamento dimostri automaticamente un’alterazione, ma perché una verifica indipendente rappresenterebbe l’unico modo per distinguere il danno reputazionale da un eventuale problema editoriale più ampio.

La frase di Lane contiene un’ammissione, ma non ancora una spiegazione sufficiente. «Ho commesso un errore» descrive la scelta di accettare il denaro; non chiarisce come un direttore editoriale possa considerare compatibile con il proprio ruolo un regalo da 6 milioni proveniente da una società legata professionalmente alla sua rivista. Forbes ha licenziato l’uomo. Ora deve dimostrare che il metodo con cui ha costruito per anni la propria autorevolezza non fosse anch’esso in vendita.