Tre migranti trasformati in pacchi da restituire al mittente, con Italia e Germania pronte a contendersi il diritto di non accoglierli. Il braccio di ferro tra Giorgia Meloni e Friedrich Merz rischia di esplodere direttamente sulla pista di un aeroporto: Berlino ha programmato i voli per trasferire in Italia Rania Darezh, cittadina irachena, Abdirisaq Warsame Faduma, somala, e Hotak Samir, afghano. Roma, però, non intende riprenderseli.
Le partenze sono previste per il 17, il 19 e il 20 agosto. Se il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi confermerà il rifiuto, i tre verranno identificati all’arrivo e rimandati in Germania sul primo volo disponibile. Un ping-pong umano tra due Paesi che continuano a dichiararsi amici, ma che sui migranti scoprono improvvisamente quanto sia fragile la loro sintonia.
Dietro il contenzioso giuridico si muove una partita politica evidente. Merz deve fronteggiare l’avanzata dell’Afd alla vigilia del voto in Sassonia-Anhalt del 6 settembre. Meloni, invece, non vuole lasciare a Roberto Vannacci lo spazio dell’intransigenza sull’immigrazione. Nessuno dei due può permettersi di apparire arrendevole. A pagare il prezzo di questa gara sono tre persone sospese tra un volo d’andata e uno di ritorno.
Migranti, Italia e Germania leggono due regole diverse
Per Berlino il caso appare semplice: i tre migranti non hanno diritto all’asilo in Germania e devono essere trasferiti nel Paese del primo ingresso nell’Unione europea, cioè l’Italia. Arrivarono a Lampedusa all’inizio del 2026 e successivamente raggiunsero il territorio tedesco.
Roma contesta questa interpretazione partendo dalle date. Quando i tre sbarcarono in Italia era ancora in vigore il sistema di Dublino, mentre il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo è entrato in vigore soltanto il 12 giugno. Il governo Meloni sostiene quindi che gli obblighi di riammissione per i cosiddetti movimenti secondari valgano per chi è arrivato in Germania dopo quella data.
Berlino legge le norme in modo diverso e considera il mancato riscontro italiano entro i termini previsti come un silenzio-assenso. Il ministro dell’Interno tedesco Alexander Dobrindt non intende arretrare. Neppure Roma vuole cedere, mentre gli uffici dei due ministeri lavorano a una telefonata tra Piantedosi e Dobrindt per cercare un compromesso. Una delle ipotesi sarebbe dividere i tre migranti tra i due Paesi: perfetta sintesi contabile di un’Europa incapace di trovare una linea comune.
Il rischio del respingimento in diretta sulla pista
Se la mediazione fallisse, lo scontro diplomatico assumerebbe una forma tanto concreta quanto surreale. I migranti partirebbero dalla Germania, atterrerebbero in Italia, verrebbero identificati e rispediti nello stesso Paese che li ha appena allontanati. Non una disputa astratta sulle regole europee, ma un incidente politico consumato davanti alle telecamere.
Il caso potrebbe inoltre coinvolgere altri nove migranti che Francia, Austria, Slovenia e altri governi hanno già comunicato di voler trasferire in Italia. Accettare i primi tre significherebbe per Roma rischiare di aprire la strada alle richieste successive. Respingerli, invece, porterebbe lo scontro con Berlino a un livello difficilmente compatibile con la collaborazione continuamente rivendicata da Meloni e Merz.
Palazzo Chigi ha proposto di compensare i trasferimenti tedeschi con i 2.200 migranti arrivati sulle coste italiane a bordo delle navi delle Ong tedesche. Un saldo politico che tratta sbarchi e riammissioni come partite di dare e avere, senza risolvere il conflitto giuridico sull’applicazione delle regole.
Meloni e Merz prigionieri di Vannacci e AfD
Merz arriva allo scontro sotto la pressione dell’Afd, che alle elezioni in Sassonia-Anhalt potrebbe infliggere una pesante sconfitta al cancelliere. Accettare il no italiano e trattenere i migranti offrirebbe alla destra tedesca un’arma politica immediata. Per questo Dobrindt insiste sui trasferimenti e Berlino mantiene inalterato il calendario dei voli.
Anche Meloni ha bisogno di mostrare il volto duro. La presidente del Consiglio ha ribadito che la priorità dell’Europa deve essere «proteggere le frontiere esterne dall’immigrazione incontrollata». I dati del Viminale le consentono di rivendicare una riduzione degli sbarchi: dall’inizio dell’anno sono arrivate in Italia 17.353 persone, meno della metà rispetto allo stesso periodo del 2025. Riprendersi i migranti espulsi dalla Germania, però, indebolirebbe quella narrazione e regalerebbe spazio a Vannacci.
Meloni e Merz finiscono così intrappolati nella stessa contraddizione. Condividono la richiesta di un’Europa più severa, ma quando bisogna stabilire quale Paese debba occuparsi concretamente dei migranti l’alleanza scompare. Restano tre voli, due governi che non vogliono cedere e tre persone sulle quali Italia e Germania misureranno la propria fermezza davanti ad AfD e Vannacci.







