Un parere positivo accompagnato da oltre cento prescrizioni e raccomandazioni. Il Consiglio superiore dei lavori pubblici consente al progetto del Ponte sullo Stretto di proseguire, ma riempie 353 pagine di richieste, verifiche e approfondimenti che trasformano il via libera celebrato da Matteo Salvini in un percorso a ostacoli.
I tecnici mettono sotto osservazione quasi ogni elemento fondamentale dell’opera: rischio sismico, condizioni geologiche, materiali, fondazioni delle torri, blocchi di ancoraggio, viadotti, gallerie, intersezioni, carichi e previsioni del traffico. Chiedono inoltre di aggiornare gli scenari relativi alle condizioni estreme e di analizzare che cosa accadrebbe in caso di perdita di singoli componenti o di loro parti.
Il governo ha modificato le norme con un decreto che consente alla società Stretto di Messina di procedere attraverso un progetto esecutivo suddiviso in stralci. Il Consiglio superiore avverte però che le prescrizioni dovranno entrare nel progetto fin dalla prima fase e che servirà una verifica capace di restituire il «quadro di insieme». Nessuna scorciatoia, dunque: prima di aprire i cantieri bisognerà dimostrare che le criticità siano state affrontate in maniera coordinata.
Ponte sullo Stretto, nuovi calcoli sul rischio sismico
Il capitolo più delicato riguarda il terremoto. Il Consiglio superiore chiede nuovi dati e ulteriori verifiche, confermando almeno in parte gli allarmi sollevati dagli esperti dell’Ingv. Il documento mette a confronto gli scenari utilizzati nel progetto con le registrazioni del sisma che colpì il Centro Italia nel 2016.
Quell’evento possedeva una magnitudo inferiore a quella che potrebbe esprimere il sistema di faglie dello Stretto, ma produsse valori superiori a quelli contenuti nell’elaborato progettuale. Il confronto impone quindi di rivedere le stime utilizzate per verificare la risposta dell’infrastruttura a una scossa particolarmente violenta.
Il parere chiede che le verifiche sismiche seguano «un approccio avanzato», adeguato all’importanza e alla complessità dell’opera. Non basta dimostrare che il ponte resista allo scenario considerato più probabile: occorre aggiornarne il comportamento nelle condizioni più severe e analizzare le possibili conseguenze del cedimento di componenti o parti della struttura.
Il Consiglio domanda infatti «un elenco motivato degli scenari di perdita di componenti o di loro parti». I progettisti dovranno individuare i punti vulnerabili, simulare gli effetti dei guasti e dimostrare che l’infrastruttura possa mantenere livelli di sicurezza adeguati anche di fronte a eventi eccezionali.
Acciai e fondazioni sotto la lente dei tecnici
Il secondo fronte riguarda i materiali. Il documento raccomanda di valutare «con particolare attenzione» se le classi di esecuzione previste richiedano acciai sottoposti a specifiche condizioni di fornitura. Per un’opera unica per dimensioni, sollecitazioni e durata attesa, le caratteristiche indicate sulla carta dovranno trovare una corrispondenza precisa nei materiali effettivamente disponibili.
Gli approfondimenti non si fermeranno alla struttura sospesa. Il Consiglio superiore chiede nuove verifiche sulle fondazioni delle torri e sui blocchi di ancoraggio, elementi dai quali dipende la stabilità dell’intero ponte. Sotto esame finiscono anche le opere terminali e tutte le infrastrutture necessarie a collegare l’attraversamento con le reti stradali e ferroviarie di Sicilia e Calabria.
L’elenco comprende le fondazioni del viadotto Pantano, quelle degli altri viadotti, le gallerie e le intersezioni delle opere di collegamento su entrambe le sponde. Le indagini dovranno inoltre tenere conto della «considerevole evoluzione tecnologica e delle conoscenze», aggiornando analisi elaborate in fasi precedenti del progetto.
Non si tratta quindi di ritocchi marginali. Le prescrizioni coinvolgono le opere che devono sostenere, ancorare e rendere accessibile il ponte. Senza questi approfondimenti, il parere positivo non può trasformarsi automaticamente nell’apertura del primo cantiere.
Il progetto a stralci non autorizza alcuna accelerazione
Il governo ha scelto di consentire l’elaborazione del progetto esecutivo attraverso fasi e stralci, una soluzione pensata per far avanzare più rapidamente l’opera. Il Consiglio superiore pone però un limite netto: la suddivisione non deve far perdere la visione complessiva dell’infrastruttura.
Al termine della Fase A, il soggetto verificatore dovrà controllare l’ottemperanza alle prescrizioni. Soltanto così la società Stretto di Messina potrà disporre di «un quadro completo delle risultanze delle molteplici attività tecniche» svolte in quella fase.
La formula scelta dai tecnici non blocca formalmente il ponte, ma impedisce di considerare acquisiti i passaggi successivi. La prosecuzione dell’iter resta subordinata alla capacità dei progettisti di rispondere ai rilievi, aggiornare i calcoli e dimostrare che le singole parti funzionino all’interno di un sistema unitario.
Il «sì» del Consiglio superiore, dunque, non certifica che il progetto sia già pronto per i cantieri. Dice che può andare avanti soltanto rispettando oltre cento condizioni e sottoponendosi a nuove verifiche già dopo la prima fase esecutiva.
Il via libera più scomodo per Matteo Salvini
Salvini può rivendicare che il massimo organismo tecnico dello Stato non abbia bocciato il progetto. Non può però ignorare il contenuto del documento. I rilievi investono proprio gli aspetti più discussi dell’opera: la sicurezza in una delle aree sismiche più delicate del Paese, la geologia delle due sponde, la resistenza dei materiali e l’affidabilità delle strutture fondamentali.
Il parere non afferma che il ponte sia impossibile. Stabilisce che il progetto, prima di diventare cantiere, deve rispondere a domande ancora aperte. E avverte che nemmeno il meccanismo degli stralci potrà aggirare la necessità di una valutazione complessiva.
Dopo le celebrazioni politiche rimangono così 353 pagine, più di cento prescrizioni e una lunga serie di calcoli da aggiornare. Il Ponte sullo Stretto può proseguire il proprio viaggio sulla carta. Per arrivare alla prima ruspa, però, dovrà superare tutti gli ostacoli tecnici che il suo stesso via libera ha messo nero su bianco.







