Londra, la trappola burocratica post-Brexit: giovane italiana rischia l’espulsione

La complessa gestione delle pratiche d’immigrazione introdotta nel Regno Unito a seguito della Brexit continua a mostrare criticita operative. L’ultimo caso riguarda Silvia, ventiseienne italiana laureata con il massimo dei voti all’Università Iulm di Milano e in possesso di un master conseguito presso l’Ateneo di Bristol, oggi a rischio espulsione a causa di un cavillo burocratico.

A raccontare la sua storia è il Corriere della Sera.

Documentazione in regola

La vicenda ha origine dal percorso autorizzativo seguito dalla giovane per stabilizzarsi lavorativamente oltremanica. Inserita come Office Manager all’interno di una startup tecnologica con sede a Bristol, Silvia si è occupata in prima persona della procedura aziendale per l’ottenimento del visto lavorativo, ottenendo il certificato di sponsorizzazione richiesto dalle normative vigenti.

La contestazione del Ministero

A distanza di diversi mesi, il Ministero dell’Interno britannico ha contestato la regolarità formale del procedimento, annullando il certificato. L’intervento degli uffici legali e il coinvolgimento dei rappresentanti politici locali non hanno consentito di sanare la vertenza, comportando per la giovane spese amministrative per circa 6.000 euro.

Il rischio di dover lasciare il paese

La situazione si è ulteriormente aggravata a fine luglio con il ritiro della licenza di sponsorizzazione all’azienda stessa. Di conseguenza, la posizione della cittadina italiana è diventata formalmente irregolare, esponendola al concreto rischio di dover abbandonare il Paese nonostante il pieno rispetto degli obblighi fiscali e contrattuali.

Il caso evidenzia i limiti delle attuali procedure amministrative britanniche che, nell’intento di monitorare i flussi, rischiano di penalizzare le piccole e medie imprese innovative disincentivando l’attrazione di figure professionali ad elevata qualificazione.